Testimonianza di Elena durante la celebrazione di apertura dell’anno giubilare del bicentenario a Roma
All’interno della celebrazione che ha inaugurato l’anno giubilare del bicentenario della Congregazione — un momento intenso, segnato dal simbolo dell’argilla e dell’oro, filo conduttore di tutto l’anno — è stata offerta anche la testimonianza di Elena.
Il suo racconto ha toccato molti, perché ha reso concreta la forza trasformante della spiritualità del Cenacolo vissuta negli Esercizi nella vita ordinaria e nell’accompagnamento spirituale.
Elena ha scelto una parola per dire il Cenacolo: libertà.
Ha condiviso come, quando lo ha incontrato, fosse una donna abitata da molte paure, soprattutto legate ai figli: i rischi quotidiani, i loro progetti, e forse anche i suoi progetti su di loro. Paure che talvolta si trasformavano in ansia, fino a piccole manie di controllo, come tornare a casa per verificare che il gas fosse spento.
Il cammino nel Cenacolo l’ha condotta lentamente a una resa fiduciosa.
Pregando, ha iniziato a “sgonfiare” se stessa per fare spazio all’altro, ad ascoltare i desideri che abitavano la sua vita e quella dei suoi figli. Ha scoperto che non era lei a dover proteggere o progettare tutto: ciò che desiderava per loro, il Signore lo aveva già pensato in modo più grande e più bello.
Così, ansie e paure hanno iniziato a dissolversi.
Preoccupazioni che non appartenevano al presente e che, anzi, le impedivano di viverlo pienamente.
Da qui la domanda che l’ha accompagnata: “A che pro preoccuparsi?”
La resa è diventata allora preghiera, fiducia, presenza del Signore nella vita quotidiana.
Elena non nasconde che il suo “ego aggressivo” ogni giorno tenta di riaffacciarsi per riprendere il comando. Ma la memoria della gioia sperimentata nella resa lo disarma, lasciando in lei un senso di tenerezza, come un cuore scaldato dal sole.